IL NUOVO REGIME IVA PER CASSA

L’art. 32-bis, D.L. n. 83/2012, c.d. “Decreto Crescita”, ha introdotto in nuovo regime della liquidazione dell’Iva “per cassa”, prevedendo l’esigibilità differita dell’IVA per le cessioni/ prestazioni eseguite da soggetti passivi con un volume d’affari non superiore a € 2.000.000 nei confronti di soggetti passivi d’imposta.

Tale regime facoltativo consente, ai soggetti passivi Iva che posseggano determinati requisiti, di esercitare un’opzione  per la quale:

- l’Iva a debito relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi fornite viene versata nella liquidazione periodica (mensile o trimestrale) relativa al periodo nel quale viene incassato il corrispettivo dal cliente;

- l’Iva a credito concernente gli acquisti di beni e servizi diviene detraibile nella liquidazione periodica nella quale ricade il pagamento del corrispettivo al fornitore.

 L’opzione vincola il contribuente per almeno un triennio.

L’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 44/E ribadisce  che il soggetto che opta per il nuovo regime dell’IVA per cassa “non puo’ scegliere con riguardo a ciascuna operazione se assoggettarla ad esigibilità immediata o differita ma è obbligato ad applicare il regime a tutte le operazioni attive e passive effettuate”.

Il nuovo regime opzionale si pone l’obiettivo di porre rimedio alla disciplina ordinaria prevista dall’articolo 6 della normativa Iva (D.p.r. 633/1972), per la quale, specie nelle cessioni di beni, il cedente/prestatore “anticipa” all’Erario l’Iva che percepirà solo successivamente a titolo di rivalsa dal suo cliente con l’incasso della fattura.

 

 

Presupposti: chi pu˛ accedere al regime.

La possibilità di optare per la liquidazione dell’Iva secondo la contabilità di cassa interessa imprenditori/lavoratori autonomi che effettuano, nei confronti di soggetti passivi Iva, cessioni di beni/prestazioni di servizi “imponibili nel territorio dello Stato” e che nell’anno precedente  hanno realizzato, o in caso di inizio attività, prevedono di realizzare, un volume d’affari non superiore a € 2.000.000. 

Sul punto la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 44/E precisa che:

  • Il suddetto importo non va ragguagliato in caso di inizio dell’attività in corso dell’anno;
  • Il volume d’affari va determinato ricomprendendo tutte le operazioni attive sia quelle assoggettate all’IVA per cassa sia quelle escluse;

I soggetti che optano per il nuovo regime applicano la liquidazione dell’IVA “per cassa” sia alle operazioni attive (IVA  a debito) che alle operazioni passive (IVA  a credito).                                       Va evidenziato che il differimento dell’Iva a debito e il differimento dell’Iva a  credito “è limitato nel tempo in quanto l’imposta diviene, comunque, esigibile e detraibile  dopo il decorso di un anno dal momento dell’effettuazione dell’operazione”.                                                                                                              

Il nuovo regime non trova applicazione per alcune operazioni attive e passive riepilogate nella tabella

Operazioni attive escluse

Operazioni passive escluse

Regimi speciali Iva (es. margine dei beni usati, agenzie di viaggio, etc.)

Acquisti beni/servizi soggetti a reverse charge (es. sub-appalti edilizi)

Operazioni verso privati

Acquisti intraUE di beni

Cessioni soggette a reverse charge (es. sub-appalti edilizi)

Importazioni di beni

Operazioni previste dal comma quinto dell’art. 6 del D.p.r. 633/1972 ( cessioni di prodotti farmaceutici, di beni/prestazioni di servizi a soci/associati, cessioni/prestazioni effettuate verso enti pubblici, etc.)

Estrazioni di beni da depositi Iva

 

Differimento dell'esigibilitÓ dell'IVA a debito

L’IVA relativa alle cessioni di beni o prestazioni di servizi effettuate diviene esigibile (ovvero a debito nei confronti di chi emette fattura ) nel momento di pagamento dei relativi corrispettivi. Decorso 1 anno dall’effettuazione dell’operazione l’imposta diviene comunque esigibile a meno che l’acquirente/committente, prima di tale termine, non sia stato assoggettato a procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo, ecc.).

Sul punto l’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 44/E precisa che:

  • In caso di fatturazione differita rileva comunque, quale momento di effettuazione dell’operazione, la consegna o la spedizione dei beni a prescindere dalla data di fatturazione dell’operazione;
  • La procedura concorsuale, che deve iniziare prima del decorso di 1 anno dall’effettuazione dell’operazione, si considera avviata alla data di emissione del provvedimento di apertura della procedura stessa (ad esempio, per il fallimento dalla data della sentenza). In caso di revoca della procedura concorsuale l’IVA diviene esigibile e va computata nella prima liquidazione Iva successiva alla data di revoca salvo che non sia decorso 1 anno dall’effettuazione dell’operazione.

Differimento della detrazione dell'IVA a credito

L’IVA relativa agli acquisti è detraibile nel momento di pagamento dei relativi corrispettivi e “comunque decorso un anno dal momento in cui l’operazione si considera effettuata”.  La detrazione dell’IVA a credito può essere esercitata al più tardi con la dichiarazione Iva relativa al secondo anno successivo a quello in cui è stato pagato il corrispettivo o a quello in cui è decorso un anno dalla effettuazione dell’acquisto.

Esercizio dell'opzione

Per aderire al nuovo regime di Iva per cassa è sufficiente il comportamento concludente del contribuente. Per comportamenti concludenti si intende, ad esempio, l’indicazione in fattura del regime prescelto (operazione di Iva per cassa ai sensi dell’articolo 32-bis del Dl n. 83/2012) e la liquidazione dell’imposta effettuata seguendo le regole dell’Iva per cassa. L’annotazione nelle fatture emesse contribuisce a manifestare “un chiaro comportamento concludente” circa l’intenzione di applicare il regime in esame. L’omissione della suddetta indicazione costituisce, ai fini sanzionatori, una violazione formale infatti l’Agenzia delle entrate nella già citata Circolare n. 44/E evidenzia che “l’omessa indicazione di tale dicitura non inificia l’applicazione del regime per cassa nel presupposto che il comportamento concludente sia altrimenti riscontrabile”.

Effetto dell'opzione, durata e revoca

L’esercizio dell’opzione ha effetto a partire dal 1° gennaio dell’anno in cui si esercita l’opzione. Di conseguenza, anche se la disposizione normativa non lo impone esplicitamente, l’opzione dovrà essere esercitata nel corso del mese di gennaio per i contribuenti mensili ed entro il primo trimestre dell’anno per quelli trimestrali. Si segnala che, limitatamente all’anno 2012, l’opzione ha effetto a partire dal 1° dicembre 2012.  Essa può essere esercitata anche dai contribuenti trimestrali per il solo mese di dicembre 2012. La scelta del Legislatore tributario di “anticipare” l’applicazione del nuovo regime all’ultimo mese del 2012, se da un lato può avere una finalità agevolativa, dal punto di vista pratico-amministrativo rischia di creare problemi, specie per i contribuenti trimestrali. Per quest’ultimi è quindi consigliabile attendere il 1° gennaio 2013 per adottare l’”Iva per cassa”.

Una volta optato per il nuovo regime, esso si applica per 3 anni senza possibilità di revoca, salvo il sopravvenuto superamento del requisito relativo al limite di volume d’affari. Concluso il periodo obbligatorio di tre anni, l’Iva per cassa resta valida per gli anni successivi, salvo espressione del diritto di revoca. Il diritto di revoca dall’Iva per cassa si esercita mediante comportamento concludente ed indicazione nel Quadro VO della prima dichiarazione annuale Iva presentata dopo la scelta.

Con riferimento all’anno 2012, il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate precisa che l’esercizio dell’opzione, limitatamente al mese di dicembre come sopra descritto, si considera come primo anno ai fini del conteggio del triennio minimo d’adozione.

Regime transitorio

Il regime previsto dal Decreto Legge n. 185 del 29.11.2008 è abrogato dal 1° dicembre 2012. La Circolare 44/E precisa però che il regime continua ad applicarsi a tutte le fatture emesse secondo il citato regime prima del 1° dicembre 2012. Per dette fatture il momento dell’esigibilità e della detraibilità rimarrà quello in cui avverrà il pagamento della fattura, secondo quanto previsto dal citato D.L. n. 185 del 2008.

Considerazioni conclusive: quanto conviene?

Sulla base della disciplina sinteticamente descritta, appare evidente come il nuovo regime facoltativo della liquidazione dell’Iva per cassa presenti pregi e difetti. L’aspetto positivo è rappresentato dalla finalità stessa per il quale il regime è stato introdotto: evitare l’aggravio, in termini finanziari, che il soggetto passivo Iva deve sostenere quando “anticipa” l’Iva che incasserà a titolo di rivalsa dal cliente.

Analizzando la questione dal lato prettamente pratico, il regime in esame è piuttosto complesso, specie per chi è in regime di contabilità semplificata. La maggior parte delle piccole e medie imprese italiane hanno una struttura e una “cultura” amministrativa molto limitata. Gestire la correlazione fra fatture emesse e ricevute e relativi incassi e pagamenti nell’ambito del mese (o del trimestre) può essere complesso, specie quando la contabilità viene tenuta da soggetti esterni, ai quali dovrà essere comunicato in modo chiaro e tempestivo (con una scritta “pagato” sulla fattura o, meglio, allegando la contabile bancaria di incasso /pagamento) l’avvenuto incasso o pagamento.Tale circostanza incrementa il lavoro amministrativo e aumenta il rischio di errori che possono portare all’irrogazione di sanzioni per versamenti Iva tardivi.

Alla luce di quanto detto, volendo individuare un elemento chiave per effettuare la scelta, ritengo che i contribuenti, in possesso dei requisiti suesposti, debbano valutare insieme ai loro consulenti la differenza media esistente fra i tempi di incasso dai clienti e quelli di pagamento ai fornitori. In altre parole, il regime dell’Iva per cassa consente un effettivo “risparmio”, in termini finanziari, se il contribuente incassa in tempi più lunghi, tali da andare oltre il mese (o trimestre), rispetto a quando paga i fornitori. Tale situazione determina quell’effetto di “anticipo” dell’Iva al quale il nuovo regime intende porre rimedio. In caso contrario, il maggior costo “amministrativo” per predisporre la documentazione e l’incremento del rischio di errore, rende evidentemente non conveniente il regime.